( Women in the city www.womeninthecity.articolo21.
In Italia, la condizione dell'informazione è quasi drammatica, il controllo del mezzo televisivo da parte del presidente del consiglio è praticamente totale, fatte salve poche eccezioni rappresentate da Rai Tre. Anche per la stampa sono giorni neri, i pochi quotidiani che si oppongono sono costantemente criminalizzati.
Nei giorni scorsi il direttore del quotidiano L'Avvenire, che è il giornale dei Vescovi Italiani, è stato attaccato brutalmente e con stile mafioso dal quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, e sbattuto come un mostro im prima pagina per una vicenda oscura di molestie e di omosessualità.
Il collega si è dimesso: atto nobile in sè ma gravissimo sul piano della libertà di stampa.
Nei giorni scorsi il direttore del quotidiano L'Avvenire, che è il giornale dei Vescovi Italiani, è stato attaccato brutalmente e con stile mafioso dal quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, e sbattuto come un mostro im prima pagina per una vicenda oscura di molestie e di omosessualità.
Il collega si è dimesso: atto nobile in sè ma gravissimo sul piano della libertà di stampa.
Berlusconi vuole fare tacere ogni critica sul suo comportamento sessuale, sulle sue avventure con ragazze minorenni accolte nei palazzi istituzionali e nelle sue case, anche in presenza di capi di stato stranieri.
Lo scandalo è enorme, ed è partito mesi fa dalla denuncia pubblica di sua moglie, stanca di tradimenti. Lui dovrebbe dimettersi, questo avrebbe fatto chiunque, ma invece reagisce attaccando la stampa.
Giorno 19 settembre ci sarà a Roma una grande manifestazione nazionale a difesa della libertà d'informazione, e siamo sicuri che faranno di tutto per farci tacere.
Giorno 19 settembre ci sarà a Roma una grande manifestazione nazionale a difesa della libertà d'informazione, e siamo sicuri che faranno di tutto per farci tacere.
Viviamo in una situazione di vera dittatura mediatica, e la dignità dei giornalisti e delle giornaliste è quotidianamente calpestata.
Per le donne giornaliste è ancora peggio perchè il modello politico trasmesso dalle tv ci fa tornare indietro, anche le nostre madri erano più rispettate. Le donne italiane siamo agli ultimi posti europei per occupazione, presenza del mercato del lavoro, rappresentanza politica.
Per le donne giornaliste è ancora peggio perchè il modello politico trasmesso dalle tv ci fa tornare indietro, anche le nostre madri erano più rispettate. Le donne italiane siamo agli ultimi posti europei per occupazione, presenza del mercato del lavoro, rappresentanza politica.
Lancio un'APPELLO alla nostra Red: abbiamo bisogno della solidarietà di tutti e tutte a difesa della libertà di stampa e dell'informazione italiana!
Vi trasmetto un editoriale che ho scritto e pubblicato su women in the city che spiega la situazione. un abbraccio a tutte
Nella
La morte delle parole
C’era una volta, nel paese di Alifbay, una città triste, la più triste delle città, così disastrosamente triste che aveva persino dimenticato il proprio nome. Sorgeva su un lugubre mare pieno di pesci tetri, talmente sgradevoli al palato che la gente ruttava immalinconita persino quando il cielo era azzurro.Nella zona nord della città triste c’erano enormi stabilimenti nei quali ( così mi hanno raccontato) si fabbricava tristezza, la si impacchettava e la si spediva in tutto il mondo…
(Salman Rushdie, “Harun e il Mar delle Storie”)
Partiamo da alcuni dati. Reali e virtuali.
Lavoro: promessi in tv da Silvio Berlusconi un milione di posti in più. Reali: solo in Lombardia, al 20 agosto scorso, 15.000 piccole e medie imprese, a rischio chiusura, hanno fatto richiesta di cassa integrazione per oltre 80.000 lavoratori e lavoratrici, a rischio licenziamento. Salito al 9.4 per cento, il tasso di disoccupazione nazionale, con un 3 per cento che ha perso il lavoro nel corso degli ultimi 18 mesi. In cifre tonde, significa che circa 6 milioni di italiani e italiane sono disoccupati. Al Sud, sono il 22 per cento (dati Svimez), il 18 per cento ha meno di 30 anni. Posti di lavoro a rischio nei prossimi sei mesi da Nord a Sud: circa 500.000 (dati Cnel). Per l’estate del 2010, se ne prevede un milione.
Tasso di occupazione femminile al 46 per cento, dato che ci colloca al penultimo posto tra i 27 Paesi UE. Lavoro interinale: falcidiati in un anno 100.000 lavoratori e lavoratrici che hanno perso il posto a tempo pieno, con un calo del 30 per cento circa degli occupati. 20.000 gli insegnanti e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola messi in agosto sul marciapiede, età media 45-50 anni, con in media due familiari (figli e anziani) a carico. Se tutto va bene, e soprattutto se la smetteranno si protestare appollaiati sui tetti come uccelli in cerca di nido, avranno “supplenze brevi” e un”indennità” (promesse del ministro Gelmini, artefice dei tagli; quantificate significano poche centinaia di euro al mese, se il tuo collega si ammala…).
Previsioni del bilancio nazionale per il consuntivo di fine dicembre 2009: meno 5,2 per cento di decrescita del PIL, più 4,6 per cento di aumento del tasso di deficit economico del Paese con un debito che arriverà al 120 per cento, un dato che ci riporta indietro di quindici anni.
Abruzzo: promesse in tv da Silvio Berlusconi 2.267 villette prefabbricate, complete di lenzuola, televisore e birra in frigo entro il 15 settembre (dimenticare Il treno dei Sogni, quello del sabato sera Rai). Reali: non c’è traccia delle case del governo, forse a ottobre, forse a dicembre. Gli unici prefabbricati ultimati sono quelli donati dalla Provincia di Trento.
Le mie case agli sfollati: promesse in tv da Silvio Berlusconi davanti alle bare dei morti, nel giorno dei funerali delle vittime del sisma, tre (3) sue residenze per ospitare famiglie rimaste senza casa. Concesse (a riflettori spenti): nessuna a nessuno. Gli ospiti sono come i pesci, dopo un po’ puzzano.
Classifiche che contano: auto blu, primato all’Italia di Berlusconi con 574.215 nel 2009 (erano 198.596 nel 2005). Seguono gli Stati Uniti (73.000), la Francia (65.000), il Regno Unito (58.000), la Germania (54.000), la Turchia (51.000), la Spagna (44.000), il Giappone (35.000), la Grecia (34.000), il Portogallo (23.000).
Mestieri suggeriti ai giovani: “tronista”, onorario giornaliero da 1.500 a 6.000 euro; “corteggiatore” (discoteca o trasmissione televisiva), da 600 a 1.200 euro.
Abituiamoci a sentirne sempre meno di dati come questi, dalle nostre Tv. Rai o Mediaset, non fa differenza. Guardate quel che sta avvenendo in questi giorni. Scomparse la tragedia abruzzese e le sue migliaia di terremotati, anziani e bambini, abbandonati dal governo alla silenziosa follia dei poveri nelle tende arrostite dal sole... Scomparse la crisi economica, la questione lavoro, la questione giovani, la questione famiglia, la questione immigrazione, la questione cittadinanza, le questioni internazionali…
E’ l’onda lunga obliqua e perversa dell’affaire Boffo, dell’intimidazione lanciata da Berlusconi alla stampa “non allineata” con il metodo dell’intimidazione a mezzo stampa. Non abbiamo dubbi che il grande Comunicatore e i suoi sodali infiltrati e no lo avessero messo in conto: punta alla definitiva desertificazione del palinsesto televisivo, e dei menabò, la campagna d’autunno del Cavaliere solitario. La grande battaglia campale, niente feriti, niente prigionieri.
Bisognerebbe andare a rileggersi che cosa avvenne agli albori del regime fascista tra Mussolini e la grande stampa, all’epoca Il Corriere della Sera del direttore Albertini, per avere chiaro che la Storia è sempre maestra di vita. Che padroni e dittature sono sempre lì, eguali a se stessi. Che i metodi che usano per costringere, umiliare, piegare le voci libere, sono sempre gli stessi violenti strumenti che prima umiliano per poi meglio torturare.
Educare all’assassinio del dissenso, rovesciando la verità in menzogna, è questo il compito più arduo, il compito vitale, di qualunque potere assoluto. Nell’era della società dell’informazione di massa, in questa Italia del monopolio televisivo forgiato a strumento di regime presente e futuro, occorre alimentare senza sosta il meccanismo che collega lo stravolgimento delle parole a quello delle regole democratiche.
E’ così che l’avanzata del Cavaliere della telecomunicazione verso la conquista del Paese e della sua democrazia ha cominciato tempo fa, molto tempo fa, a nutrirsi della morte delle parole. Generando dai teleschermi solo corpi.
Corpi di donne, innanzitutto, abbondanti, setosi, avvolgenti. Muti. Invasivi. Totali. Ammiccanti retaggi di un inconscio ancestrale stratificato nella memoria, comune a uomini e donne, remota Madre Terra. Corpi, nudi, seminudi, straboccanti, corpi ricchi, corpi volgari, modelli uguali, fatti e rifatti sino a diventare macchiette dei corpi stessi, succedanei senza vita con la pretesa di inneggiare alla vita.
Quanto tempo è passato. Quante volte qualcuna di noi, le femministe ribelli al modello unico del nuovo patriarcato catodico, appellandosi anche alla Chiesa, ne hanno denunciato il disegno subdolo che travalicava il femminile stesso. Povere noi, illuse di altra modernità.
Adesso, il balletto delle parole morte è diventato un vortice che impazza e tutto pare risucchiare. Sta qui la chiave del “fenomeno italiano”: nella morte delle parole in tv, nel trionfo dei corpi amputati di anima pensante, ridotti a puro trofeo di carne, totem perfetti per l’esercizio del potere dispotico a mezzo televisivo. L’ obiettivo è uccidere la libertà di pensiero prima ancora della libertà d’informazione. Passano per i teleschermi del Capo sempre gli stessi refrain, sempre gli stessi sorrisi, sempre lo stesso vittimismo buono per ogni circostanza. Ma mai come adesso, gli slogan diretti ad assicurasi il controllo dell’opinione pubblica, forgiata in anni di paziente stravolgimento delle parole e delle regole, hanno rivelato un così totale dispregio etico e umano, una così impressionante cinica malignità.
E' la faccia vera del potere dispotico, rivelata dall''urgenza della posta in gioco, Berlusconi e i suoi sodali lo sanno: per completare in fretta lo stravolgimento delle regole democratiche, occorre confondere e inquinare il sentimento comune sul senso della Democrazia e sulle responsabilità pubbliche dell’uomo di governo, la cui condotta privata è specularmente politica. Occorre azzerare chiunque si opponga alla visione e all'esercizio berlusconiano del potere, del mondo e dell’uomo, considerati “cosa sua, corpi suoi”. Occorre criminalizzare il dissenso, stroncare con l’intimidazione la libertà d’informazione, pilastro di ogni società democratica. Impaurire tutti e tutte. Disprezzare.
In fondo Silvio Berlusconi non ama i corpi che ha creato, non ama il suo pubblico di telespettatori votanti, al contrario li disprezza, li tiene lontani da sè: tutto è cambiato e nulla è cambiato dal “panem e circenses” di duemila anni fa.
E c’è bisogno ancora di martirio per ricondurci alla certezza della dignità e della libertà della persona umana.
“Un giornalista la prima vittima di Berlusconi”, questo il commento di tutta la stampa estera, conservatrice e finanziaria comprese, sulle dimissioni di Dino Boffo dalla direzione de “L’Avvenire”, venerdi 4 settembre. Secco, il New York Times: Berlusconi? “un pericolo pubblico”.
Women sta alla parte di chi non si lascia intimidire, e non si abitua al deserto della ragione. Crediamo nella chiarezza delle regole democratiche, nella responsabilità dell’informazione, nella difesa della sua libertà. Siamo assolutamente solidali con il direttore de L’Avvenire, e con le prese di posizione e le denunce dei Vescovi e della Cei. Ci batteremo, come abbiamo sempre fatto, perché ciascuno possa esprimere la propria opinione, soprattutto se diversa dalla nostra. Anche Berlusconi, sempre che impari a resuscitare le parole.
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